Riserva Dopamina


Non so se è out condividere uno spot pubblicitario e non conosco le politiche aziendali della Emirates. Ma a volte l’advertising tocca le corde giuste e in questo caso lo fa con una gran bella colonna sonora.

Spencer & Antfood, “Trek

A questo link trovate il pezzo completo:

http://betterproblems.com/

Buon lunedì a tutti!

(Fonte: vimeo.com)




Troppo tempo che non passo da queste parti. Oggi però mi è venuto in mente questo pezzo, e qui ci stava proprio bene…

Saturday sun came early one morning
In a sky so clear and blue
Saturday sun came without warning
So no-one knew what to do.
Saturday sun brought people and faces
That didn’t seem much in their day
But when I remember those people and places
They were really too good in their way.
In their way
In their way
Saturday sun won’t come and see me today.

Think about stories with reason and rhyme
Circling through your brain.
And think about people in their season and time
Returning again and again
And again
And again
And Saturday’s sun has turned to Sunday’s rain.

So Sunday sat in the Saturday sun
And wept for a day gone by.




L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLE EMOZIONI

“Spero innanzitutto di avere dimostrato che esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca.” Italo Calvino


Qualcuno si chiederà quale sia il legame tra il titolo di questo post (evidente storpiatura di un celebre romanzo di Milan Kundera), la citazione tratta dalle celebri Lezioni americane e la foto presente qui sopra. Bene, sono qui per svelarvelo: ho pensato che, per il mio primo intervento in questo blog dedicato espressamente a un prodotto gastronomico, non ci stessero male due riferimenti appartenenti al mondo che di solito mi compete.

In questi giorni ho avuto il privilegio di assaggiare la nuova creazione di Marco Vacchieri, un amico - certe cose è meglio metterle in chiaro subito - che il caso vuole sia anche il migliore pasticciere del nostro territorio e uno dei migliori artigiani a livello nazionale. E questo non lo dico soltanto io o le schiere dei suoi clienti adoranti, ma lo dimostrano i numerosi critici gastronomici che ne hanno parlato sui quotidiani nazionali e nei loro libri: a partire dal suo “scopritore” Davide Paolini - il celebre Gastronauta de IlSole24Ore -, gli scrittori Clara e Gigi Padovani - con cui spesso ho l’onore di collaborare -, l’americana Francine Segan, nota giornalista americana considerata una delle più grandi esperte a livello mondiale di cucina italiana, e tanti altri hanno decantato la qualità dei suoi prodotti. Celebre in particolare per la sua imbattibile meringata (in particolare quella panna - zabaione), Marco Vacchieri realizza una pasticceria fresca e secca di altissimo livello (su tutti, a titolo personale, le sfoglie prodotte con il metodo antico e tradizionale, i biscotti con scorza d’arancia, sale rosa dell’Himalaya e cioccolato fondente e quelli all’amaretto anch’essi ricoperti di fondente), una cioccolateria di egual valore (tavolette, praline e cialdine di varia fattura ma tutte squisite e una commovente crema gianduia con zucchero caramellato) e una gelateria che in poco tempo si è affermata come la migliore sul territorio.

In ogni creazione aleggia la filosofia che Marco Vacchieri ha imparato dai suoi maestri, lo zio Gino Gerla e il papà Carlo, e che ogni giorno dimostra di non dimenticare: ovvero il saper far tesoro dell’artigianalità del mestiere, della passione nella ricerca e della severità nella selezione delle materie prime, condite con un incessante ricerca dell’innovare rispettando la tradizione. La sua è una cifra stilistica che, nel saper dosare sapientemente e con equilibrio tutti questi ingredienti e soprattutto nell’eliminare il superfluo, raggiunge sempre il risultato della leggerezza nell’assaggio, stupendo il palato.

 

 

 

Come vi dicevo, la torta che vedete nelle foto è una novita nella sua produzione: ironicamente denominata “Vacher” e dall’aspetto fortemente invitante, è una Sacher in puro stile Vacchieri, ovvero con la classica farcitura di marmellata sostituita dal paradisiaco zabaione di pregevolissima fattura, prodotto con uova di primissima qualità e Marsala doc, un contorno di rondelle di finissimo cioccolato fondente e una decorazione superiore in cioccolato bianco. Il risultato finale all’assaggio è di notevole livello, degno di essere affiancato al suo cavallo di battaglia (la già citata meringata, che non a caso raggiunge il top nella versione con zabaione) e capace di rinnovare quel miracolo di stupore e leggerezza che contraddistingue la sua arte.

 

 

PS: vedere all’opera Marco Vacchieri, come è capitato a volte a me, la sera tardi nei suoi laboratori mentre si parlava di nuovi progetti da realizzare, è una delle cose che consiglierei a tutti quelli che credono che l’artigianalità sia ormai scomparsa. In particolare, il titolo scelto per questo post è stato preso in prestito da un progetto che nei prossimi mesi verrà realizzato da Marco in una location d’eccezione come lo showroom di arredamento e design Format Progetti Abitativi: stay tuned, non mancherò di raccontarvelo!




COSI’ E’ (SE VI PARE)

Nonostante il sottoscritto si sia preso una cotta per il jazz in tempi immemori, non è che su questo blog se ne parli poi tanto. Urge rimediare sfruttando la recente uscita del terzo disco dei PORTICO QUARTET, formazione londinese messa sotto contratto già da un po’ di tempo dalla Real World Records di Peter Gabriel.

Se il primo “Knee-deep In The North Sea” - anch’esso appena ristampato dalla Real World - li svelava al mondo intero del jazz come una new-sensation da non perdere, filologicamente ortodossi ma con tante nuove idee, tanto da meritarsi una nomination ai Mercury Music Prize, e il secondo “Isla”, pur essendo sempre ad alti livelli, suonava un po’ troppo intellettualoide e sperimentale, questo nuovo album, intitolato semplicemente con il loro moniker, ce li ripresenta al meglio: pur partendo sempre da una concezione artigianale del suono e della formazione jazz, i quattro londinesi hanno aggiunto qualche ingrediente alla ricetta, con buoni innesti di sonorità elettroniche e ambientali, e in un pezzo addirittura la voce della cantante svedese Cornelia.

Cinematici e sperimentali al punto giusto - senza considerare gli dei scesi in terra (leggasi Keith Jarrett) e ottimi esecutori dei giorni nostri (per dirne tre tra i miei preferiti, Brad Mehldau, Tord Gustavsen e Colin Vallon, con le rispettive formazioni) - i PORTICO QUARTET sono l’attuale cifra del jazz di oggi, nell’era dell’informazione globale e dei cinguettii udibili in ogni dove. Che vi piaccia o meno.




UN POSTO PULITO, ILLUMINATO BENE

Ci sono giornate così, quando le cose non è che siano proprio andate tutte alla grande e si sente il bisogno di tornare a qualcosa di sicuro e confortevole. Non so se avete presente quella situazione di sicurezza e tranquillità che deriva dalle cose conosciute, di cui a volte se ne sente materialmente la mancanza e se ne cerca il rifugio: a me succede con certi libri - per dire, soprattutto con diversi racconti di Hemingway e alcuni passaggi di “Fiesta”, ma anche altri autori americani più contemporanei, interi capitoli di “La luna e i falò”, eccetera eccetera -, i fumetti con cui si è cresciuti - diciamo, in assoluto ordine sparso, Mafalda, i Peanuts, Dylan Dog, Nathan Never e L’Eternauta, senza dimenticare le graphic novel di Gipi e Craig Thompson -, i piatti della propria gioventù che non si mangiano più e alcuni bicchieri di grandi vini degustati in occasioni speciali e, da teinomane senza speranza, i té classici e anche tutti gli altri di Mariage Frères. Poi certo ci sarebbero alcune stanze, alcuni angoli di case che non ci sono più o che chissà quanto sono lontane nei ricordi. E, infine, i dischi, è chiaro: tra questi quelli storici e caldi di LEONARD COHEN hanno sempre avuto il loro posto particolare nella gamma dei rimedi migliori per il sottoscritto.

Bene, da pochi giorni è uscito “Old Ideas”, il dodicesimo album in studio del grande poeta di Montreal, Quebec, Canada. L’unica cosa che questa sera mi sento di aggiungere è che funziona bene come alcune delle cose di cui vi ho parlato qui sopra.

Saranno anche idee vecchie, ma è sempre bello sentirsele raccontare così.     




L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL LEGGERE

Inizio la settimana con la ripresa di un video di cui ho già parlato sulla pagina FB della dinoitre (facebook.com/dinoitre), ma sento di poterlo fare dopo che ne ha parlato anche Stefano Salis sulla Domenica del Sole24Ore di ieri. “The Fantastic Flying Books of Morris Lessmore” è un emozionante cortometraggio d’animazione - nonché app per Ipad… ovvero una “story app” - sul potere delle storie e dei libri candidato agli Oscar 2012.

Per chi ancora non lo avesse fatto, il consiglio è di prendersi un quarto d’ora e goderselo, perché, dice bene Salis, “questo ci insegna Lessmore: che la magia dei libri non sta solo nel loro possesso o nella loro cura ma, soprattutto, nel loro uso. E se nel film i libri “servono” a tutto (letto, gambe del pianoforte, poltrona), in particolare essi hanno il compito, se letti, di farci trascorrere la vita meglio e di migliorare, o, letteralmente, colorare, quella altrui, quando si partecipa la magia della lettura. […] I libri non moriranno, no. Impareremo nuovi significati della parola “leggere”. Che poi, alla fin fine, basta che ci siano storie. Di questo abbiamo bisogno: di libri e di storie da leggere, conoscere, a cui dar vita. E da cui prenderne”.





dariofuturo:

@DORODESIGN loves @Formatabitativi that loves #Design (Taken with Instagram at DORO Design)



Ieri sera è morta Wislawa Szymborska, immensa poetessa e premio Nobel per la Letteratura nel 1996.

Oggi - con la neve che scende giù copiosa da queste parti e con il freddo che entra nelle ossa - non potevamo non ricordarla con questo suo componimento. Alda Merini, un’altra grande voce che non c’è più, diceva: “Quando muore un poeta, il male sorride, felice di aver perso un’avversario”.

Il giorno dopo – senza di noi

La mattinata si preannuncia fredda e nebbiosa.
In arrivo da ovest
nuvole cariche di pioggia.
Prevista scarsa visibilità.
Fondo stradale scivoloso.

Gradualmente, durante la giornata,
per effetto di un carico d’alta pressione da nord
sono possibili schiarite locali.
Tuttavia con vento forte e d’intensità variabile
potranno verificarsi temporali.

Nel corso della notte
rasserenamento su quasi tutto il paese,
solo a sud-est
non sono escluse precipitazioni.
Temperatura in notevole diminuzione,
pressione atmosferica in aumento.

La giornata seguente
si preannuncia soleggiata
anche se a quelli che sono ancora vivi
continuerà a essere utile l’ombrello.

R.I.P. WISLAWA SZYMBORSKA (1923 - 2012).



GLI AMICI CHE PORTO CON ME (BEST ALBUMS OF 2011)

Il 2011 si sta per concludere: un anno in cui, dopo aver inaugurato il mio tumblr, non ho fatto altro che trascurarlo. A questo punto, a parziale ammenda nei suoi confronti, non potevo non affidare alle sue pagine la mia classifica dei dischi dell’anno.

Come per gli anni scorsi ci sono diverse categorie: prima di tutto l’aggiunta dei dischi italiani - da me di solito dimenticati o bistrattati -, due top-five speciali, dedicate rispettivamente alle uscite discografiche di “ambient / modern classical” e “jazz”, e una top-ten generalista di “pop / rock / indie / altro”.

Anche quest’anno anno ci sono molte buone prove che non vi compaiono, potrei essermi dimenticato di qualcuno, si noterà soprattutto l’assenza di qualche grande nome (direi i Radiohead e James Blake su tutti) e infine non appaiono due dischi che però non posso fare a meno di citare, in quanto non contengono inediti ma sono state due particolari “riletture” che vi consiglio di non perdere: ovvero il live (2 cd + dvd) Inni dei Sigur Ros e la raccolta orchestrale New Blood di Peter Gabriel. 

Considerando l’arduo compito di fare selezione e correndo il rischio di ripetermi, nel bene e nel male i dischi che trovate qui sotto sono quelli che l’hanno spuntata. Fatevi ancora un regalo mentre il 2011 se ne va… Ascoltate - o riascoltate - gli album che seguono:

ITALIA:

5) VINICIO CAPOSSELA Marinai, profeti e balene (La Cupa/Wea)

4) JOVANOTTI Ora (SoleLuna/Universal)

3) IVANO FOSSATI Decadancing (Emi)

2) BRUNORI SAS Vol.2 - Poveri Cristi (Picicca Dischi)

1) GIANMARIA TESTA Vitamia (Fuorivia/Egea Records)

AMBIENT / MODERN CLASSICAL:

5) JACASZEK Glimmer (Ghostly International)

4) JOHANN JOHANNSSON The Miners’ Hymns (Fat Cat)

3) DUSTIN O’HALLORAN Lumiere (Fat Cat)

2) OLAFUR ARNALDS Living Room Songs (Erased Tapes)

1) TIM HECKER Ravedeath, 1972 (Kranky)

JAZZ:

5) SUBMOTION ORCHESTRA Finest Hour (Exceptional Records)

4) MATHIAS EICK Skala (ECM)

3) COLIN VALLON TRIO Rruga (ECM)

2) KEITH JARRETT Rio (ECM)

1) BRAD MEHLDAU Live in Marciac (Nonesuch)

POP / ROCK / INDIE / ALTRO:

10) PATRICK WOLF Lupercalia (Mercury)

9) WASHED OUT Within And Without (Sub Pop)

8) THE DECEMBERISTS The King Is Dead (Rough Trade)

7) JOAN AS POLICE WOMAN The Deep Field (Pias)

6) WILCO The Whole Love (Dbpm)

5) DANGER MOUSE & DANIELE LUPPI Rome (Parlophone)

4) MOGWAI Hardcore Will Never Die, But You Will (Rock Action/Sub Pop)

3) IRON & WINE Kiss Each Other Clean (4AD)

2) GABRIEL KAHANE Where Are The Arms (2nd Story Sound Records)

1) BON IVER Bon Iver (Jagjaguwar/4AD)




NELLA MIA FINE E’ IL MIO PRINCIPIO

Tra i dischi di cui colpevolmente non vi ho parlato nei mesi scorsi, spiccava senza dubbio l’assenza del nuovo album dei MOGWAI, ensemble scozzese che - per dirla senza troppi giri di parole - adoro. Hardcore Will Never Die, But You Will è, a parere del sottoscritto, un gran bel disco, capace di confermare tutto quello che di buono sapevamo su di loro, senza forse aggiungere granché: poco male, questo a un fan basta e avanza.

Qualche sera fa sono passati dalle nostre parti - quale ottima inaugurazione dello Spaziale Festival - e non potevo non cogliere l’occasione per parlarvene e rimediare al misfatto. La loro esibizione, densa ed emozionante, è stata in gran parte strutturata sul nuovo album, con qualche studiato ripescaggio dal glorioso passato. Ora, è chiaro che non è possibile restituire a chi non c’era le sensazioni che un bel concerto lascia su chi ha avuto possibilità di goderselo dalla prima all’ultima nota. In rete si trovano già parecchi video della serata in questione e, in mezzo a tanti, ho scovato quello che trovate qui sopra. Provate a immaginarvi la situazione: siamo quasi alla fine, i MOGWAI sono tornati sul palco per i bis e dopo una bellissima versione di Auto Rock, attaccano un classico come Mogwai Fear Satan, risalente niente meno che al celebratissimo primo album. Godetevelo, e se, più o meno a meta del video, quando la musica cala sempre più fino quasi a spegnersi e poi, improvvisamente, scoppia di nuovo, ecco se in quel momento non provate un brivido, non so che farci. Non restano che le parole di Holden Caulfield: “Dio, peccato che non c’eravate anche voi”.

P.S. A margine del concerto io e la Donty ci stavamo facendo un buon panino (alle verdure grigliate, voto alto, NdR). Dietro di noi erano seduti due tipi che discutevano animatamente sul fatto che il vero grunge lo suonavano solo i Melvins, e che Kurt Cobain era semplicemente un furbone. Mentre mi godevo la situazione - relax postconcerto, ottimo clima, paninozzo e discussione sullo sfondo in corso - si ferma lì una tipa. Chissà perché, ma si vede da lontano che è capitata al concerto dei Mogwai per caso. Sta urlando al telefono, immaginiamo con un’amica che le sta chiedendo dove sia finita. A un certo punto, dopo averci più volte confermato la nostra supposizione, le grida: “Oh guarda, non l’avrei mai detto. Una figata. I 20 euro meglio spesi della mia vita”. Ottima capacità di sintesi, difficile darle torto.        



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